Premesso che Internet è una gran bella invenzione, premesso che Internet ci ha cambiato la vita, premesso che Internet, per chi deve fare qualche ricerca, rappresenta davvero una marcia in più (a patto poi di verificare, verificare e ancora verificare), continuo a pensarla come un vecchio barbogio che ricorda i bei tempi andati: il libro, il giornale, la carta insomma, per me continuano a rappresentare lo strumento e il supporto principali della conoscenza. Passatemi dunque questa mia dichiarazione d’amore e non abbiatemene se, a dispetto del web, vado un po’ controcorrente e confermo che ogni mia ricerca, ogni mia verifica, ogni mio controllo debbono passare obbligatoriamente per qualcosa che assomigli a un volume stampato.
Immaginate dunque la mia autentica gioia da cultore di sport quando, nel 2008 appena trascorso, ho potuto assistere alla nascita di due grandissime imprese editoriali. La prima, in ordine di tempo, legata e patrocinata dalla Gazzetta dello Sport: si tratta del doppio volume di storia delle Olimpiadi curato da quel grande storicogiornalista che risponde al nome di Elio Trifari. Quei due volumi sono stati i miei compagni di viaggio nel corso dell’anno e, soprattutto, in occasione delle due settimane di Giochi pechinesi. Un lavoro enorme, certosino, affascinante che Elio ha condotto con competenza e passione: chiunque ami lo sport, chiunque voglia conoscere tutto sull’evento massimo che mette lo sport in vetrina (l’Olimpiade, appunto), non può fare a meno di avere nella libreria di casa un’opera così.
Da amante (dichiarato) della carta, sarei stato già soddisfatto di questa bella impresa editoriale. Invece, sul finire dell’anno, ecco arrivare nelle librerie l’attesa Garzantina dedicata allo sport. Se ne parlava da anni, finalmente è arrivata: una meraviglia! Uno dei due compilatori è un volto e una firma nota agli appassionati di atletica: si tratta di Augusto Frasca, il quale ha curato l’opera con Claudio Ferretti, giornalista ex Rai, e un gruppo di validissimi collaboratori. Frasca è stato, tra le altre cose, capoufficio stampa della Fidal, ma è soprattutto conosciuto come uno storico dello sport, una di quelle figure che, come ho già scritto sul Corriere della Sera, sono paragonabili ai panda e dunque andrebbero protette, coccolate e ben nutrite a futura memoria. Aggiungevo (perdonate l’autoreferenzialità): “Invece lo sport e il giornalismo sportivo vanno in altra direzione, tra notizie fast e commenti soft, miserie e nobiltà di una professione che ha perso il gusto dello studio e dell’approfondimento”. Frasca e Ferretti, da autentici appassionati, hanno messo insieme ciò che rappresenta lo scibile sportivo dai tempi antichi a oggi. L’imponenza dell’opera, frutto di un lavoro durato tre anni, è nei numeri: 6100 lemmi, 1696 pagine, 64 tavole fuori testo, un’appendice ricchissima di statistiche, albi d’oro, record e classifiche.
Il tutto a 45 euro, un prezzo importante ma abbordabile. La Garzantina, assicuro, è una goduria per gli occhi e per il cervello: va presa e messa sul comodino, sfogliata di tanto in tanto, o quando magari ti viene un’idea, un dubbio, un sussulto di curiosità. Personalmente, ho fatto qualche prova-finestra: non che non mi fidi del lavoro di Augusto e Ferretti, ci mancherebbe! L’ho fatto giusto per saggiare anche le mie conoscenze. Un esempio? Ho scelto il lemma Fosbury, l’inventore dell’omonima tecnica nel salto in alto. Bene, mi aspettavo di leggere anche qualcosa sulla storia della paternità di quel gesto tecnico, che, come sapete, è questione abbastanza controversa. La mia attesa non è andata delusa. In fondo al capitoletto dedicato al grande Dick, ecco l’accenno a Bruce Quande, uno studente quindicenne che, qualche anno prima di Fosbury, fu immortalato in una fotografia pubblicata su un quotidiano Usa proprio mentre saltava all’indietro nel corso di una gara scolastica. Ricordo che, quando qualche mese fa pubblicai la storia di Bruce Quande sul Corriere, Augusto Frasca mi telefonò ringraziandomi per aver scritto una cosa che non conosceva. E che ha prontamente inserito, in coda alla voce Fosbury, nella “sua” Garzantina (ehi Augusto, è anche un po’ “mia”, no?)!