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Il piede
ELIANA CARDELLA
 
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Il movimento degli arti inferiori n...
   
   
 
Buona distribuzione dei carichi, fondamentali per l'integrità dei nostri piedi

Il piede piatto è una condizione anatomica causata da una riduzione della curvatura dell’arco plantare longitudinale e dal suo eccessivo cedimento nella fase di appoggio e di carico. È spesso doloroso e limitante. E nell’atleta affetto da dismorfismi (alterazioni della struttura ossea), anche a causa dell’eccesso di carico imposto dallo sport praticato, il dolore tende a manifestarsi precocemente.

 Il piede
 Il piede è meccanicamente paragonabile a una volta composta di due arcate longitudinali, unite posteriormente nel calcagno e anteriormente dall’arcata trasversale. In condizioni normali il peso corporeo di un soggetto è distribuito al 50% su ognuno dei piedi, in gran parte viene assorbito dal tallone, mentre il peso restante viene suddiviso sulle ossa metatarsali dell’avampiede. Questa distribuzione del carico viene alterata nei soggetti affetti da dismorfismi del piede, con ripercussioni sulle dinamiche dei movimenti. Durante la deambulazione il nostro corpo si trova costretto a gestire alcune situazioni molto importanti: la generazione di una forza propulsiva da parte dei muscoli, il mantenimento dell’equilibrio e della stabilità del corpo nelle continue variazioni posturali, l’assorbimento del trauma causato dall’impatto del piede con il terreno, infine l’ottimizzazione del gesto atletico in modo da renderlo automatico e poco dispendioso per l’organismo. Sia nel cammino, che durante l’allenamento, si genera quindi una successione ciclica di movimenti ritmici alternati che ci consente di spostare in avanti il nostro corpo e di portare a compimento la gestualità sportiva, attraverso le fasi di appoggio e di sospensione del piede. La fase di appoggio, cioè quella in cui il piede rimane a contatto con il suolo, occupa il 60% del ciclo del passo nel cammino e il 35-45% circa nella corsa. Durante questa fase il piede è schiacciato al suolo dalla forza di gravità e dalle forze propulsive. Si comprende quindi come sotto l’effetto del carico, sia nella deambulazione che durante l’allenamento, qualsiasi alterata distribuzione delle linee di forza sul piede possa condurre a patologie dolorose, infiammatorie o degenerative, che limitano fortemente l’attività sportiva.

 Il piede piatto
 In realtà tutti nasciamo con il piede piatto, ma questa condizione evolve fisiologicamente, ed entro i 10 anni, verso lo sviluppo di un piede con gli archi plantari normalmente rappresentati. Così, il più delle volte, è il tempo a correggere il piede piatto: bambini che hanno il piede piatto a tre anni di età possono mostrare un piede perfetto a sette, otto anni, senza che sia stato utilizzato alcun presidio correttivo. E anche se il piede resta piatto negli adolescenti e nei giovani adulti il più delle volte non c’è motivo di allarmarsi. Quasi sempre il piede piatto osservato da fermo diventa normale durante il passo. Infatti il piede durante la deambulazione e la corsa, grazie all’intervento dei potenti tendini e muscoli che lo controllano, riacquista le normali curvature. Soltanto in una minoranza di casi il piattismo si rivela di importanza tale da richiedere una correzione chirurgica.
 Esistono due forme cliniche di piede piatto infantile: flessibile e rigido. Il piede piatto flessibile è la varietà più comune, rappresentando circa il 95% dei casi, ed è causato dalla lassità dei legamenti delle articolazioni del piede. Al piede piatto si associano spesso altri difetti posturali come il ginocchio valgo e il passo intraruotato.

 I sintomi

 I sintomi legati al piede piatto vanno da una lieve stanchezza alle estremità inferiori fino a una vera e propria insufficienza statica, con stanchezza e dolori muscolari riferiti anche alla gamba e contratture muscolari della gamba e del piede. L’appoggio del piede in questi casi è spesso fortemente doloroso.
 Il prolungarsi delle contratture conduce nel tempo ad alterazioni artrosiche del piede e alla ridotta mobilità delle sue articolazioni. Nel piede trasverso piano invece il cedimento e il difetto di carico si concentrano sulle teste del secondo e terzo metatarso, con conseguente dolore a questo livello e irradiato al 2° e 3° dito. Essendo aree che normalmente non sono soggette a carico, si ha anche la formazione di una estesa callosità plantare in questa zona. Il dolore è particolarmente vivo du rante la fase di spinta. Il piede piatto predispone anche alla sindrome da pronazione cronica, che è caratterizzata da dolore nella sua parte posteriore ed esterna. Essa si manifesta soprattutto durante o dopo l’attività fisica e tende ad irradiarsi sulla parte anteriore della tibia.
 Questa sindrome può comprendere una serie di condizioni come l’artrosi di alcune articolazioni del piede, la tendinite del peroniero lungo, dell’abduttore dell’alluce e la fastidiosissima fascite plantare, molto nota ai mezzofondisti. Anche la dolorosa sindrome del tunnel tarsale, caratterizzata dalla compressione di un nervo plantare interno e con ripercussioni anche sulla sensibilità del piede, può essere la conseguenza del piede piatto.
 Bisogna ricordare infine che sotto l’azione del carico e con il passare degli anni, si manifesta spesso un cedimento para-fisiologico delle volte plantari, per cui diventa importare agire nel senso della prevenzione, con opportuni esercizi mirati ai muscoli del piede e talvolta con l’uso di plantari di sostegno delle volte.

 Quando i plantari
 In realtà il beneficio arrecato dal loro uso è solo parziale: appena rimossi, il difetto anatomico si ripresenta. Inoltre sembra che anche nel giovane il plantare non riesca a correggere lo sviluppo del piede, cioè il piede se piatto resta tale anche dopo anni di diligente correzione con un’apposita ortesi. Anzi, talvolta è proprio l’uso precoce delle scarpe a ritardare lo sviluppo del piede e a favorire i dismorfismi: alcuni studi hanno messo a confronto bambini occidentali e bambini di zone rurali, indiane e africane. Risultato: i bambini che camminano scalzi e su superfici variegate come sabbia e terra sviluppano piedi più sani di quelli che utilizzano calzature fin dai primi passi. Ricordiamo che il piede non è solo uno strumento di spostamento, ma è anche un organo di senso.

 E quando tutto questo non basta...
 Solo il 3% della popolazione affetta da piede piatto mantiene la deformità anche durante il cammino e la corsa: in alcuni di questi casi è allora indicato l’intervento chirurgico. La tecnica, tutta italiana, è stata messa a punto negli anni ‘90 presso l’università di Bologna. Oggi questo intervento, dopo 13 anni di continue messe a punto e controlli a distanza dei risultati, viene effettuato in quasi tutti gli ospedali e università italiane. Si effettua una piccola incisione di un centimetro sotto il malleolo esterno del piede e si introduce una vite di calibro adeguato tra astragalo e calcagno, che ha la funzione di arrestare lo scivolamento tra le due ossa oltre un certo angolo. Tanto basta a correggere in maniera definitiva il piede piatto. A due mesi dall’intervento si torna alla vita normale con un piede corretto. La vite non deve essere rimossa, perché realizzata in materiale per cui, dopo 3-4 anni, esaurita la sua funzione, viene riassorbita dai tessuti. I risultati statistici sono eccellenti nel 96-97%.

ALCUNI SEMPLICI, MA EFFICACI ESERCIZI PER IL PIEDE PIATTO

  1) Seduti, su panca non troppo alta, flettete ed estendete ripetutamente le dita del piede, successivamente associate questo movimento a quello di supinazione del piede.

 2) Con i piedi in appoggio sopra un sacchetto di sabbia, flettete le dita dei piedi facendo forza sulla sabbia e cavizzando la volta plantare il più possibile. Se avete a disposizione una spalliera, appoggiate le dita del piede al primo piolo, flettetele cercando una forte presa sulla spalliera, altrimenti sostituite con esercizi di prensione di piccoli oggetti.

 3) A fine allenamento, inserite esercizi di leggero skip sul posto, di andature sulle punte, sui talloni, a rullata e in spinta di piede in leggero avanzamento.

 4) Seduti su una panca bassa, con le gambe leggermente divaricate e i piedi in appoggio a terra, avvicinate le ginocchia fino a raggiungere il contatto, sollevando il bordo esterno dei piedi mentre quello interno resta in appoggio al suolo e contemporaneamente flettete dorsalmente le dita. Mantenete la posizione per 10 secondi circa, quindi passate all’esatto opposto, cioè divaricate ulteriormente le ginocchia flettendo plantarmente le dita e sollevando il bordo interno del piede.

 5) Seduti, afferrate con le dita di entrambi i piedi un panno, cercando di tenerlo in tensione.

 6) Prendete tra le dita un piccolo sassolino cercando di lanciarlo con un movimento di flessione dorsale del piede.

 7) In piedi, camminate sopra una linea tracciata al suolo, incrociando le gambe a cavallo della linea evitando di toccarla. 

Commenti (0) | Tags: piatto | postura | carichi | piedi | plantari |
 
 
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