Che vulcano Donata Govoni! “È una potenza, è capace di correre forte sia nelle gare di velocità sia nel mezzofondo” mi spiegava, da ragazzina, mio padre, giornalista sportivo e grande appassionato di atletica. Un nome che ti resta in mente, quello dell’atleta bolognese dell’Unipol Bologna che ora vive a Pontedilegno, località montana dell’Alta Valcamonica, con il marito Enore Sandrini, un dalignese purosangue. Donata ed Enore, velocista dei Carabinieri da 10.5 sui 100 e autore del record italiano allievi nel 1961 con 8.7 sugli 80, si sono sposati nel 1971 dopo essersi conosciuti sulle piste di atletica e hanno avuto Carolina, una splendida ragazza di 29 anni, alla quale l’Atletica avrebbe davvero dovuto fare un filo spietato.
Un amore nato tra le corsie e i blocchi di partenza e che continua sotto l’occhio “vigile” del Castellaccio, la bella montagna dalle severe guglie che domina Pontedilegno. Una di quelle belle storie che lo sport sa regalarci, in cui impegno, dedizione, fatica e sudore non sono mancati ma sempre con il sorriso sulle labbra. Un sorriso, quello di Donata ed Enore, che ti affascina. Lei è un fiume in piena di parole, pronunciate con quel caldo accento bolognese che staresti ad ascoltare per ore; lineare nella sua filosofia di vita di donna che il mondo l’ha conosciuto quando i viaggi low cost e le comodità odierne non esistevano. Lui, silenzioso (con una moglie così travolgente…) ma dall’occhio vivace in cui si coglie l’orgoglio per il passato atletico della sua sposa.
La Govoni, originaria di Pieve di Cento, piena provincia felsinea, che ha pure militato nella Fontana Cestistica Bologna, era l’unica donna che si allenava (in compagnia di Enore Sandrini…) sulla pista di via delle Armi, a Bologna, dove ha dato un tocco di femminilità a un pezzo di storia dell’atletica. Infatti, dopo l’ingresso del Battaglione Carabinieri, in fondo al viale c’è la mitica pista del Centro Sportivo Carabinieri, che ha visto correre e marciare alcuni tra i più grandi atleti italiani. E lei ha saputo onorarne l’ospitalità. Tra il 1961 e il 1975, ha vinto ben 32 titoli italiani (100, 200, 400, 800 e staffetta), stabilendo numerosi primati (60, 400, 800, 1000, 3000 metri e staffette), e indossando 49 nove volte la maglia azzurra. Quinta nei 400 agli Europei del 1969 e 4 volte olimpica a Roma (staffetta 4x100m, riserva), Tokyo (100m e 200m), Città del Messico (400m) e Monaco di Baviera (400m quarti di finale). Il 2 agosto 1970, nel corso della Coppa Europa femminile a Bucarest, Donata Govoni ha vinto i 400 metri piani stabilendo il record italiano (53.2 manuale), una delle vittorie più prestigiose di questa atleta, la più forte velocista italiana degli Anni ’60 e ‘70, capace di interpretare 18 anni di carriera agonistica ad alto livello.
Scoperta dal capostazione di Marzabotto, che l’aveva vista vincere sfidando i suoi compagni davanti alla stazione e che l’aveva indirizzata al suo amico Luciano Martelli, allenatore a Bologna, Donata Govoni dovette lottare con i genitori per potersi allenare. Ma la stoffa della bolognese non lasciava dubbi. Sarebbe stato davero un peccato “mortale” non aiutarla a fare atletica! Da Bologna a Marzabotto c’erano 20 km in treno, più due da fare a piedi. La passione e i risultati, che non si sono fatti attendere, lavavano via la fatica del lavoro al Comune di Bologna, dello studio e degli allenamenti.
“Non mi sacrificavo poi tanto - racconta la Govoni - mi veniva tutto con naturalezza e, al contrario di Paola Pigni, cercavo anche di divertirmi e, se non mi controllavano a vista, per evitare qualche ripetuta ero capace di nascondermi dietro la siepe! Era un’atletica semplice, pochi soldi ma anche meno esasperazione. Anche questo mi ha consentito di condurre una lunga carriera.” Ora aiuta il marito nella stazione di servizio, scia, cammina per le montagne di Ponte. Controllo la data di nascita e…non è possibile: 1944! Baruch Spinoza, filosofo olandese, diceva che la vitalità è la virtù più pura. La signora Sandrini, anche in questo, non è seconda a nessuno!